Meno ansia in gravidanza: il training autogeno RAT

dott.ssa Angela Guadagno
Il parto è una delle esperienze solitarie, che una donna si trova a fare nel corso della vita.
Una delle tecniche ampiamente utilizzate per pereparare le donne gravide al travaglio è il training autogeno.
Il parto, scrisse dieci anni fa Lind pediatra di Stoccolma, in un capitolo edito dal noto pediatra di San Francisco, Marshall Klaus è un’esperienza ora molto più solitaria, e psicologicamente stressante per alcune madri, lasciate per la maggior parte del travaglio da sole. Il parto è diventato un’esperienza di isolamento (Klaus, 1993).
L’importanza di condividere l’esperienza dei cambiamenti psicologici e biologici tipici della gravidanza e di imparare a conoscere il proprio corpo che cambia è oggi largamente condivisa da operatori sanitari e studiosi.
Una delle tecniche ampiamente utilizzate per preparare le donne gravide al travaglio è il training autogeno respiratorio o RAT ideato dallo psicosomatista Umberto Piscicelli nel 1977.
Esso prede spunto dalle metodiche classiche del training autogeno di Shultz, e dal metodo di rilassamento muscolare progressivo di Jacobson e cerca di integrarli, abolendo il principio di funzionamento fondamentale del training autogeno classico, ovvero la suggestione.
I sistemi umani posseggono e mantengono la loro stabilità funzionale tramite auto aggiustamenti e processi omeostatici. Il training autogeno è designato a raggiungere ed a mobilizzare i meccanismi di autoregolazione.
Il RAT consiste in sette esercizi, l’uno propedeutico al successivo.

Il 1° esercizio di RILASSAMENTO ATTIVO E PROGRESSIVO consta di una sequenza di cinque figure che consentono il rilassamento muscolare secondo una procedura ad hoc che coinvolge la parte superiore del corpo e del viso.
  • “Ora che avete assunto una comoda “posizione starter” iniziamo il primo esercizio tendendo le braccia in avanti e flettendo dorsalmente le  mani.
  • Manterremo questa posizione per circa un minuto cercando di raccogliere le sensazioni che si sviluppano nei vari di­stretti muscolari degli arti superiori: nelle spalle… nella nuca… nel collo… nelle braccia… ed in generale in tutto il corpo…”
 
Il 2° esercizio DELL’IMMAGINAZIONE E DELLA PROPRIOCEZIONE UNITARIA DEL CORPO.
Si chiede alle gestanti di immaginare dal punto di vista sensoriale la successione delle figure comprese in primo esercizio.
Il rilassamento parte dal controllo mentale del corpo. Si prende contatto con i propri stati interiori.
 
Il 3° esercizio DELL’IMMAGINAZIONE E DELLA PROPRIOCEZIONE FRAZIONATA DEL CORPO. Si procede con un ascolto frazionato delle sensazioni di una serie di distretti muscolari e si comincia anche a conoscere  mentalmente e concettualmente il proprio respiro naturale e il movimento associato ad esso nell’area perineale del canale del parto.
 
  • Ora spostiamo la nostra attenzione su una mano:
    • immaginiamo della mano tutti gli aspetti più caratteristici…
    • raccogliamone o­gni aspetto conosciuto ed anche le sensazioni nuove che insorgono in questo momento…
    • immaginiamo di osservare il dorso della mano, le vene che lo solcano…
    • immaginiamo i solchi del palmo della mano…
    • imma­giniamo di vedere ciascun dito della mano osservandone gli aspetti…
    • ricerchiamo ora le sensazioni interne della mano: il senso di peso… di calore… di tono… di contatto…
 
Il 4° esercizio dello SPAZIO PIENO mira a raggiungere la commutazione autogena globale, completando e ingrandendo i vissuti propriocettivi di rilassamento e fissando la propria attenzione sulle sensazioni ottenute dalla concentrazione sulle zone speculari del corpo.
  • Ora spostiamo l'attenzione sulle pareti del torace:
    • esse si sol­levano e si dilatano durante l'inspirazione,
    • si abbassano e si contraggo­no durante l'espirazione;
    • il diaframma (il muscolo che forma la parete superiore dell'ad­dome) si abbassa durante l'ispirazione e si alza durante l'espirazione;
    • le pareti si dilatano e si contraggono…
    • si dilatano e si contraggono, da sé,
    • si dilatano e si contraggono…
  • Ci si porta all'interno del to­race e si analizzano le sensazioni provate dai movimenti delle sue pa­reti, si sentono gli effetti della dilatazione e della contrazione del­le pareti:
  • ci si immerge nella sistole e nella diastole del respiro…
  • ci si sente dilatare e contrarre dal respiro…
  • dilatare e contrarre dal respiro…
 
Il 5° esercizio DEL RESPIRO AUTOGENO E DELLA COMMUTAZIONE RESPIRATORIA comprende la precedente propriocezione frazionata che gradualmente lascia spazio alla consapevolezza del respiro, poi all’esercizio dello spazio pieno per terminare con la concentrazione sul respiro tipica del Training autogeno tradizionale. 
“Proseguiamo in successione per il resto delle parti del corpo badando a sentire gli effetti del respiro mentre la corrente d'aria passa attraverso le narici e le vie aeree facendo sol­levare e dilatare le pareti del torace e dell’addome durante l'inspirazione mentre si abbassano e si contraggono durante l’espirazione”.

Il 6° esercizio delle RISPOSTE PARADOSSALI è un compito di ascolto delle risposte paradossali, ossia delle variazioni del respiro (amplificazioni in grado di aumentare il rilassamento muscolare) che si verificano di fronte a degli stimoli disturbanti. Questi ultimi vengono prodotti per la durata di un minuto e sono costituiti da serie di battiti di mani o dal suono di un gong.
 
Il 7° esercizio DEL CONDIZIONAMENTO SEMANTICO E DELL’ABITUDINE ALLA CONTRAZIONE UTERINA. Si cerca di creare un riflesso condizionato “contrazione- risposta respiratoria paradossale” trasformando il battito di mani in una rappresentazione simbolica delle contrazioni attraverso una frase-guida.
 
PER CONCLUDERE…
A cosa serve il RAT?
Perché una donna incinta dovrebbe regalarsi questa occasione?

Il training autogeno RAT è volto ad educare ed a valutare come funziona il proprio corpo, a valutare le modificazioni che possono verificarsi durante il travaglio, in modo da riuscire ad adattarsi ad esse.
Offre la possibilità di prendere coscienza delle proprie modificazioni biologiche e psichiche durante la gravidanza.
Se partiamo dal presupposto che il dolore si può scindere in una componente di sensazione ed una di percezione, ovvero che esso sia l’effetto di un confronto tra un agente lesivo che si imbatte sull’organismo e il ricordo del significato che la lesione indica all’esperienza; possiamo facilmente comprendere che una buona percentuale del dolore che si prova durante il travaglio sia dovuta all’ansia, alla tensione ed alla paura stessa del dolore, con conseguente irrigidimento del perineo.
Il respiro utilizzato nel metodo RAT aiuta a controllare la sensazione dolorosa ed a sciogliere i muscoli coinvolti nel parto.
In fine è una tecnica di stress management che può essere utilizzata anche in altre occasioni della vita stressanti ed ansiogene, una volta appresa, e non solo per gestire il momento doloroso del parto.
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