Le verità assolute come fonte d’infelicità ed il mito della caverna di Platone

dott.ssa Angela Guadagno

Rinunciare alla verità assoluta sulle cose e sulle persone è il primo passo verso la saggezza e verso l’incontro con l’altro da sé

 

“La ricerca della verità eterna” e non della vita eterna. E’ questo il “morbo” che affligge gran parte delle persone con cui mi sono confrontata nell’ambito della mia professione e nella vita in generale.

Le verità assolute, non sono nient’altro che dei dogmi ai quali cerchiamo di tener fede per il resto della nostra vita. Sono quelle massime che ci trasmettono sin da piccoli, e alle quali ci aggrappiamo come certezze. Le verità assolute sono un ideale di perfezione che non riesce a contemplare la relatività delle cose terrene. Eppure molto spesso ci troviamo in situazioni in cui un qualcosa ed il suo contrario coesistono nello stesso frangente ed inspiegabilmente.

Tempo fa, una persona a me molto cara, mi diceva che nella vita “meno per meno fa più e più per meno fa meno”, applicando erroneamente questa regola matematica alla sua vita e a quella degli altri. Cadendo in una profonda illusione di controllo.

Quando siamo piccoli e nel corso del nostro percorso d’arrivo all’età adulta, le persone che ci circondano cercano di insegnarci come funzionano le cose della vita. Ci insegnano ad esempio come funziona l’amore, come funziona la società, come funziona l’amicizia etc; sulla base evidentemente delle loro esperienze pregresse e degli apprendimenti passivi. Ognuno di noi parte alla conquista di queste realtà con la sua verità in tasca, che cercherà in qualche modo di confermare e che inevitabilmente gli verrà disconfermata.

La nostra società è paladina della verità assoluta. Perché nel caos di una profonda precarietà della vita e delle sue cose, nella relativizzazione di ogni cosa e nell’incertezza più totale degli affetti; le persone sono alla ricerca strenua di un guru, di un mantra, di una fede cui abbracciare per immettersi sulla retta via.

Il mito della caverna di Platone, lo conoscono in tanti, perché è uno dei più studiati al liceo. Ci sono tante interpretazioni di questo racconto, ma vorrei rinarrarvi brevemente la storia, per azzardarne una nuova, alla luce della riflessione sulle verità assolute.

Il mito ci racconta di alcuni prigionieri che hanno sempre vissuto, sin dalla nascita, all’interno di una grotta. Essi sono legati al fondo di questa caverna in modo tale da non potersi mai voltare verso l’uscita.

Fuori dalla caverna c’è un muro ad altezza uomo, dietro al quale camminano persone che portano sulla testa statuette raffiguranti oggetti di vario genere. Queste persone parlano ed il loro eco rimbomba nella caverna.

Dietro queste persone c’è un fuoco che proietta sulla parete della caverna le immagini delle statuette.

Gli uomini legati vedono queste ombre e non avendo potuto vedere nient’altro pensano che siano la realtà.

Uno di loro, però, si libera e si volta: vede perciò le statuette. Esce dalla caverna ed è accecato dalla luce del sole, poi però riesce a vedere la natura intorno a lui e si accorge che tutto è più vero degli oggetti che vengono proiettati.

 

I prigionieri di Platone, siamo noi, ogni qual volta ci accontentiamo di vedere le ombre della realtà, ogni qual volta ricerchiamo la verità assoluta. È proprio in quel momento, che scegliamo la strada dell’ignoranza e della parzialità, ci contentiamo di conoscere soltanto una parte della realtà, un aspetto, una parete.

Alle volte “irrigidiamo così tanto i nostri occhi”, che non riusciamo più a vedere i numerosi punti di vista alternativi che ci salverebbero dalla disperazione cieca.

Uscire dalla caverna per me significa ogni volta mettermi in gioco; mettere in discussione i miei punti di vista accogliendone altri, sconfiggere i miei dogmi, che sono come tiranni che autodeterminano la nostra esistenza, privandoci del piacere e diritto di scegliere il nostro destino. Sono come le catene dei prigionieri della caverna. Ascoltare il prossimo per me significa ogni volta abbandonare le mie certezze sulla realtà, ed essere pronta ad accogliere nuove prospettive.

 

  • Condividi su Facebook
  • Condividi su Google+
  • Condividi su Twitter

Inserisci il tuo commento per Le verità assolute come fonte d’infelicità ed il mito della caverna di Platone

  • Nominativo (facoltativo)
  • email* (non verrà mai resa pubblica)
  • Commento

  • commenta

1 commento per Le verità assolute come fonte d’infelicità ed il mito della caverna di Platone

  • Utente Anonimo
    Mercoledì 05 Luglio 2017, alle ore 16:22
    Bell'articolo