“Ti senti depresso? “ Scopri le aspettative che ci rendono infelici

dott.ssa Angela Guadagno
“L’infelicità può essere definita in base allo scarto che esiste tra le nostre aspettative e i nostri talenti”.
 
Sarà capitato a tutti, almeno una volta nella vita di fallire le proprie aspettative a scuola, nel lavoro o nelle relazioni personali.
L’aspettativa implica l’attesa, la speranza che qualcosa si verifichi. È ciò che una persona si aspetta, è la previsione di ciò che dovrà accadere. Le aspettative si possono dividere in tre categorie:
  • Quelle che abbiamo verso noi stessi
  • Quelle che abbiamo verso gli altri
  • Quelle che gli altri hanno verso di noi
Quando le nostre previsioni sul futuro vengono disattese, ad esempio veniamo bocciati all’esame a cui pensavamo di prendere trenta, veniamo lasciati dalla persona che pensavamo dovesse amarci per sempre, andiamo incontro a sentimenti tipici della depressione ovvero sconforto, tristezza, rabbia, dolore e perdita dell’autostima.
Fallire le aspettative proprie e altrui porta sentimenti di delusione e frustrazione.
Edward de Bono, nel suo libro “sei cappelli per pensare” (2001) afferma che: “l’infelicità può essere definita in base allo scarto che esiste tra le nostre aspettative e i nostri talenti”.
Molti sono i casi di cronaca, in cui si parla di bambini che frequentano la scuola elementare/ media inferiore o di adolescenti che si tolgono la vita perché hanno paura di confessare la bocciatura o il cattivo voto preso a scuola. In questi casi si discute molto sulle aspettative che i genitori anche in maniera “inconscia” hanno veicolato sui figli.
La depressione nasce più da aspettative spropositate che da prestazioni realmente fallimentari.
Capita che la famiglia spesso abbia delle aspettative sui figli che siano in contrasto con il loro volere reale, o che le scelte dei genitori vengano interiorizzate dai figli e vengano fatte proprie. Un fallimento delle aspettative che non ci appartengono diventa doppio, perché allo stesso tempo deludiamo sia noi stessi che i reali proprietari di codeste.
Nelle persone che cadono in depressione si può notare la presenza di aspettative totalizzanti, esse sono tali perché condizionano tutta la vita del futuro depresso e sono ad esempio: l’aspettativa del successo totale, l’aspettativa dell’amore totalizzante (devi amarmi totalmente, e non deludermi mai), l’aspettativa dell’approvazione incondizionata, o di non commettere mai errori nella vita.
È facilmente intuibile che queste aspettative vengono facilmente disattese, perché troppo esagerate e poco confrontabili con le reali possibilità del soggetto.
In genere questo “progetto di onnipotenza e di perfezione” si sviluppa all’interno della famiglia d’origine. Il bambino in questione presenta molta ansia per l’incapacità di soddisfare le aspettative dei propri genitori che con il tempo si tramuta in senso di colpa. Egli si convince, allora che solo se diventerà una persona importante, anzi se dimostrerà sempre di essere il migliore di tutti, verrà apprezzato dai suoi genitori.
Quando un’aspettativa è esagerata basta disattenderla in parte, per determinarne il fallimento. È allora che da persona dalle grandissime ambizioni e potenzialità, finisce per diventare il più grande fallito della terra, assumendo il ruolo di vittima. La logica alla base è semplice: se non posso essere il più grande dei grandi, sarò il più grande dei falliti.
L’intervento dello psicologo
In questi casi risulta di grande importanza chiedere aiuto ad un professionista psicologo.
Lo psicologo può utilizzare alcune tecniche del colloquio che si sono rivelate molto efficaci. Tra queste c’è “la relativizzazione delle aspettative: riducendo l’enfasi e l’importanza di determinate aspettative”; “la sostituzione delle aspettative totalizzanti con aspettative realistiche ovvero concrete”; “ridurre la pressione che le persone di queste famiglie si esercitano a vicenda, lavorando sulle relazioni”; “preparare al fallimento e alla delusione, facendone capire anche l’utilità e i possibili risvolti positivi”; “puntare sul risveglio delle proprie aspettative soffocate da quelle altrui, riflettendo su ciò che realmente vogliamo e ci piace nella vita”.
Fonti bibliografiche
De Bono, E. (2001). Sei cappelli per pensare: manuale pratico per ragionare con creatività ed efficacia. Bur.
Andolfi, Loriedo, Ugazio (2011). Depressione e sistemi. Il peso della relazione. Franco Angeli editore
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